Lavoro agile e vita dignitosa: il seminario online promosso dal MLAC

In occasione della Giornata mondiale del lavoro dignitoso, che si celebra il 7 ottobre su iniziativa della Confederazione sindacale internazionale, il Movimento lavoratori di Azione cattolica (Mlac) promuove per sabato 10 ottobre 2020 (dalle ore 9 alle ore 11) il seminario online Lavoro agile e vita dignitosa. La pandemia che ci sta attraversando sta modificando anche i rapporti di lavoro. Nuove modalità del lavoro stanno cambiando il volto delle città e i nostri stili di vita. Parole come smartworking sono ormai entrate nel lessico comune. Definendo condizioni oltre il reale significato: in molti casi più correttamente si dovrebbe parlare di lavoro agile, o di telelavoro o “always on”. Di questo si discuterà con Marco Bentivogli, esperto di politiche del lavoro e relazioni industriali e don Alessandro Colasanto, assistente di studio dell’Ufficio nazionale Cei della Pastorale sociale e del lavoro. Coordina Tommaso Marino, segretario nazionale Mlac.

Qui il link per collegarsi.

Quattro sono gli “assi” del lavoro dignitoso, su cui fa perno l’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) e che danno corpo all’idea di «lavoro produttivo liberamente scelto da donne e uomini, in condizioni di libertà, eguaglianza, sicurezza e dignità», come definito dalla stessa agenzia delle Nazioni unite: 1) applicazione dei principi e diritti fondamentali del lavoro e delle convenzioni internazionali sul lavoro; 2) il lavoro produttivo liberalmente scelto, con uguali opportunità e uguali diritti e una retribuzione adeguata alla dignità dei lavoratori e delle loro famiglie; 3) la salute e la sicurezza nel lavoro e la protezione sociale per i lavoratori e le loro famiglie; 4) la libertà di organizzazione e di contrattazione collettiva per tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici, il dialogo sociale e il tripartitismo.

Più indagini effettuate dai sindacati italiani sulle modalità di attuazione del lavoro agile durante la pandemia hanno rilevato un dato comune: dei circa 8 milioni di lavoratori che hanno lavorato da casa, il 60% avrebbe preferito proseguire anche dopo la fine del lockdown, anche se non tutti i giorni e non sempre da casa. Ma il 31% ritiene di non avere le competenze necessarie, la metà di non avere in casa uno spazio dedicato, il 65% delle donne lamenta che non c’è abbastanza condivisione del lavoro domestico.
Va notato inoltre che nel 37% dei casi il lavoro agile è stato attivato in modo concordato con il datore di lavoro; nel 36% dei casi in modo unilaterale dal datore di lavoro; nel 27% dei casi in modo negoziato attraverso l’intervento del sindacato. Modalità dunque frettolose e in buona parte forzate che meritano di essere riviste e regolamentate alla luce dell’esperienza fatta.

In tal senso, a cambiare però non devono essere solo le modalità di applicazione delle norme contrattuali ma anche l’impostazione degli stessi contratti. Gli strumenti oggi presenti, il Contratto collettivo nazionale e il Contratto aziendale, vanno reimpostati specie nella direzione di un ampliamento delle tutele che il lavorare al tempo della pandemia ha fatto emergere. Nei nuovi contratti vanno affrontate tutte le questioni e i problemi che sono emersi sull’applicazione dello smartworking, dalla formazione al diritto di disconnessione. Occorrerà prevedere pause, fare distinzioni tra lavorare il giorno e la notte, di sabato e festivi, sui mezzi da utilizzare, evitare le discriminazioni di genere.

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